Se a Firenze chiedete a qualcuno chi ha inventato il gelato, la risposta arriva senza un attimo di esitazione: noi. Anzi, per essere precisi, un certo Bernardo Buontalenti.
È una storia che i fiorentini raccontano volentieri, magari proprio mentre aspettano il cono, e ve la racconto anch’io perché fa parte della cultura locale e sarebbe un peccato saltarla. Ma siccome sono una guida e non una cantastorie, sono andata a verificare i documenti e le fonti storiche, e qui vi dico come stanno realmente le cose con le date.
Chi ha inventato il gelato? La storia che si racconta a Firenze
La leggenda ambienta l’invenzione nella Firenze dei Medici a metà del Cinquecento. Sta per arrivare un ospite importantissimo, l’imperatore Carlo V, e i Medici vogliono accoglierlo con feste così splendide da lasciarlo senza parole (e, già che ci sono, ben disposto verso le loro richieste). L’incarico va a Buontalenti: architetto, scenografo, costruttore di macchine e di fuochi d’artificio, insomma il “tuttofare” di corte.
Per il gran finale prepara una crema di uova, miele, panna, latte e zucchero, con un goccio di vino. Ne fa una quantità enorme e la mette a riposare nelle ghiacciaie. Poi, come capita ai geni, se ne dimentica. Quando va a riprenderla, la crema è ghiacciata. Il gelato è nato così, per distrazione.
A portarlo in giro per l’Europa ci pensa, poi, Caterina de’ Medici. Diventata regina di Francia come moglie di Enrico II, chiama alla sua corte i pasticceri fiorentini, perché i suoi ospiti non restino mai senza la nuova crema gelata.
Una storia interessante e credibile, perfetta. Peccato per le date…
Quando i conti non tornano
Carlo V a Firenze ci arrivò davvero: il 29 aprile 1536, e vi rimase fino al 4 maggio. Per accoglierlo, gli apparati delle feste li diresse Vasari con altri artisti. Buontalenti, nato nel dicembre 1531, aveva quattro anni: l’età in cui il gelato si mangia, più che inventarlo. E Caterina era partita per la Francia già nel 1533, quando lui non aveva ancora compiuto due anni.
Non solo: a seconda di chi racconta, l’ospite diventa una delegazione spagnola, e il banchetto si sposta ora a Firenze ora alla corte di Francia. La biografia di Buontalenti nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani elenca ville, fortezze, grotte, scenografie e perfino un cannone, il “Scacciadiavoli” (almeno secondo Baldinucci). Di gelato, nemmeno una parola.

Gli altri Contendenti
Una versione altrettanto fiorentina preferisce un altro protagonista: un certo Ruggeri, venditore di polli diventato cuoco, che a una gara gastronomica dei Medici avrebbe presentato un dolce ghiacciato così apprezzato da convincere Caterina a portarlo con sé in Francia. Si narra, dice la Treccani, perché della sua ricetta non c’è traccia. Si sa soltanto che a Firenze andavano di moda i “dolcetti gelati”.
Poi c’è Parigi. Nel 1686 un siciliano, Francesco Procopio dei Coltelli, apre il Café Procope, che diventerà uno dei ritrovi più celebri della città. Sul suo menù, scritto in italiano, ci sono acque gelate, gelato al limone, sorbetto di fragola.
Perfino la parola non ha riscontri storici: “gelato”, nel senso di qualcosa di diverso dal sorbetto, compare per la prima volta in un ricettario solo nel 1826.
Firenze, però, non resta a mani vuote. L’Enciclopedia Italiana del 1932 riteneva probabile che i primi gelati si facessero proprio in Toscana nel Cinquecento, e che i gelatieri fiorentini fossero tra i primi a produrli in grande quantità. Un inventore solo, forse, non c’è mai stato. Ma l’idea è nata presto, e da queste parti.
La sorpresa finale
C’è un’ultima curiosità, e per me è la più bella. La Crema Buontalenti che oggi trovate in ogni gelateria di Firenze non arriva da un ricettario del Cinquecento: è un gusto del Novecento. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta (la data esatta non si sa) il Comitato Gelatieri di Firenze bandì un concorso per un gelato dedicato all’architetto, stabilendo gli ingredienti: panna, latte, uova e zucchero. Niente miele, niente vino. Chi vinse? Gli annali non lo dicono, e le rivendicazioni non mancano.
La storia di Buontalenti e della crema dimenticata nella ghiacciaia resta dunque una leggenda, ma di quelle belle, che a Firenze si raccontano volentieri. Il gusto che porta il suo nome, invece, è un omaggio: i gelatieri fiorentini lo hanno dedicato, a secoli di distanza, a un grande concittadino. Così la prossima volta che ordinerete la Crema Buontalenti potrete raccontare la storia, scegliendo se attenervi alla mera storia documentata, oppure intrattenere i vostri ospiti con una bella leggenda.
Questo è solo un assaggio. Nella guida FIRENZE fai-da-te vi accompagno lungo l’itinerario a tappe di un bellissimo tour alla scoperta della città, raccontandovi leggende e realtà documentate. Nel nostro itinerario vi indico le gelaterie e i ristoranti che consiglio davvero. Inoltre, vi porto nella Toscana più tranquilla, in tre gite fuori porta da Firenze. Sfoglia la guida FIRENZE fai-da-te.
Per chi vuole controllare:
Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani (voce Buontalenti, 1972); Treccani, Enciclopedia Italiana (voce Gelato, 1932); Treccani Magazine, “Gelato: una parola da imparare a leccare” (2022); Palazzo Medici Riccardi, “Visita di Carlo V” (1536).
