A Torino, ancora per pochi giorni c’è una mostra interessantissima: la mostra dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec. È al Mastio della Cittadella, in centro, vicino alla Stazione di Porta Susa e a Piazza Solferino.
Se non ci siete ancora andati, affrettatevi!
La mostra organizzata da Navigare e curata dallo spagnolo Joan Abellò ha un taglio unico, particolare e innovativo: non si parla di Henri de Toulouse-Lautrec pittore, bensì in questo percorso si vuole indagare più in profondità la psicologia di un artista che con la sua sensibilità non comune ha saputo distinguersi e portarsi all’attenzione della società come uomo della modernità. Con questa intenzione, la mostra si concentra e ci propone le opere grafiche di Henri de Toulouse-Lautrec, che appartengono all’ultima fase della sua produzione.


Henri de Toulouse-Lautrec era un conte, un aristocratico e, come tale, aveva ricevuto un’educazione elevata. Fu sempre di salute cagionevole e la sua vita fu segnata dalla malattia: il suo sviluppo scheletrico compromesso gli donò una figura spesso definita deforme (con gambe corte e busto di dimensioni adulte) che gli causò grandi sofferenze fisiche e psichiche.
Nel tentativo di dimenticare la sua fisicità Henri de Toulouse-Lautrec si rifugiò nell’arte. Negli anni della formazione presso atelier parigini importanti conobbe e strinse amicizia con impressionisti e post-impressionisti, tra cui Vincent van Gogh. Contrariamente agli Impressionisti e ai Post-Impressionisti, non trovò soddisfazione nel raffigurare paesaggi ma persone.

Nella sua opera si occupò fin da subito di narrare la vita mondana di Parigi della Belle Époque, quel periodo frizzante di benessere e sviluppo industriale che va dalla Guerra Prussiana fino alla Prima Guerra Mondiale. Henri de Toulouse-Lautrec ci dona una visione atipica di quel periodo: nelle sue opere egli muove la sua critica sociale schierandosi a favore delle persone umili, di una classe sociale che non era la sua.
Pur essendo aristocratico Henri de Toulouse-Lautrec riuscì nel delicato compito di raffigurare gli ultimi come se anche lui appartenesse a questa categoria, svolgendo e proponendo un’indagine “dal di dentro” e non “dal di fuori”.
Inoltre, la sua innovazione risiede nel fare subito sue le nuove invenzioni tecniche del periodo: la stampa, la litografia e la cromolitografia. Per questa ragione Henri de Toulouse-Lautrec è diventato un’icona dell’arte contemporanea perché è stato lui a fare il passaggio dall’arte alla pubblicità. È stato lui a portare l’arte dove prima non c’era. I manifesti erano semplici mezzi di comunicazione. Lui li rese opere d’arte vere e proprie che tappezzavano e decoravano Parigi; per usare le parole di Picasso, le opere di Henri de Toulouse-Lautrec con la loro luce trasformavano Parigi in una stella.

Per questo la mostra di Henri de Toulouse-Lautrec al Mastio della Cittadella a Torino è molto interessante, perché indaga questo passaggio e perché tenta di spiegare come un artista diventa pubblicitario e come un pubblicitario diventa artista.
Nella prima sala si vedono alcuni dei più importanti manifesti, le “affiches” in francese, e delle illustrazioni realizzate dall’artista sia su commissione, sia per propria iniziativa. Il manifesto fu preponderante nell’opera dell’artista. La sua produzione iniziò verso la fine del 1800, quando il quartiere di Montmartre divenne punto di incontro di un gruppo di artisti giovani e innovativi, tra i quali Henri de Toulouse-Lautrec.
Proseguendo nelle sale successive si vedranno i protagonisti della sua opera. Henri de Toulouse-Lautrec denunciò la dicotomia della Belle Époque in cui borghesi e aristocratici vivevano il mondo dei café chantant e della vita notturna, sfruttando artisti poliedrici, ballerine e cantanti che provenivano e appartenevano agli strati sociali più bassi.

Nella serie Elle vediamo le opere dell’artista dedicate a ritrarre le donne protagoniste della vita notturna e che furono anche grandi amiche di Henri de Toulouse-Lautrec. Le donne, spesso modelle e prostitute erano da sempre state rappresentate dai pittori, con lo sguardo maschile sulla donna.
Henri de Toulouse-Lautrec ruppe con questa tradizione e propose il suo sguardo personale su queste donne di cui fu frequentatore e amico. Persone con le quali sentiva un’affinità psicologica, una sensibilità simile. Grazie a questo particolare legame egli riuscì a rappresentarle in modo profondamente contemporaneo.

La novità dello sguardo si manifesta perché Henri de Toulouse-Lautrec vede e rappresenta degli esseri umani nella loro quotidianità: mentre si vestono, mentre si lavano, mentre appendono un cappello. Sono sempre le donne le protagoniste, e lui le rappresenta nella loro essenza e nella loro intimità, ma mai in modo voyeuristico, mai con lo sguardo maschile.
Alla serie Elle, fa seguito in mostra la serie a cui è ispirato il sottotitolo della mostra: il Mondo del Circo. Questa serie di 22 disegni è giunta fino a noi grazie al lavoro dell’amico di tutta la vita di Henri de Toulouse-Lautrec, l’editore Maurice Joyant, che convinse la madre dell’artista a donare questa collezione.
Questi disegni furono realizzati da Henri de Toulouse-Lautrec durante il suo soggiorno in una clinica psichiatrica, dove era in cura a causa della degenerazione delle sue condizioni fisiche e psichiche, dovuta agli eccessi della vita mondana a cui l’artista si abbandonava troppo spesso.

I disegni della serie del mondo del circo furono tutti fatti a memoria dall’artista, forse per rievocare il periodo felice dell’infanzia, quando il padre, appassionato di cavalli, lo aveva introdotto in questo mondo. E forse anche per dimostrare ai medici che si occupavano del suo recupero, di essere nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.
All’interno del percorso della mostra è anche stata creata una stanza che ripropone un interno tipico delle rappresentazioni di Henri de Toulouse-Lautrec, molto instagrammabile, dove potrete scattarvi foto e selfie bellissimi a ricordo di una mostra che vi consiglio assolutamente di andare a vedere!


