Quest’anno a Torino la magia raddoppia: Cioccolatò 2026 cade proprio nel periodo di San Valentino, trasformando la città in un intreccio di luci soffuse, profumi di cacao e atmosfere intime. Il cioccolato, del resto, è da sempre un linguaggio d’amore. E Cioccolatò è l’occasione ideale per scoprire quanto il cioccolato, a Torino, non sia solo un prodotto: è un linguaggio.
Mi capita spesso di regalare giandujotti e cremini o invitare le amiche e gli amici in un bel caffé storico torinese per una cioccolata calda. Perché regalare un giandujotto o condividere una cioccolata calda in un caffè storico non è un semplice “dolce”: è un modo per dire ti porto dentro la mia città.
INDICE
- Torino si racconta attraverso il suo cioccolato
- Perché Torino è la capitale italiana del cioccolato
- La rivoluzione della pasta gianduja
- Cosa non perdere a Cioccolatò
- Cioccolatò 2026: cosa fare a San Valentino a Torino
- Vuoi vivere Torino oltre Cioccolatò e scoprire la Torino più autentica?
TORINO SI RACCONTA ATTRAVERSO IL SUO CIOCCOLATO
Dal 13 al 17 febbraio 2026, Torino torna a trasformarsi in un grande salotto del gusto. La neoclassica Piazza Vittorio Veneto sarà la scenografia di questa edizione che si lega all’identità della città con un ricchissimo programma diffuso tra musei, palazzi storici e luoghi simbolici della città.
Perché Cioccolatò non è una semplice fiera. È un racconto. È la storia di Torino che prende forma in giandujotti, cremini, creme spalmabili e profumi invitanti. È un viaggio nella cultura di una città che, da secoli, ha fatto del cioccolato una delle sue firme più riconoscibili.
PERCHÉ TORINO È LA CAPITALE ITALIANA DEL CIOCCOLATO
Il legame tra Torino e il cacao è un legame storico. Fu Emanuele Filiberto di Savoia, a portare con sé questa bella novità nel Cinquecento, al rientro in città dopo la vittoria di San Quintino. In una versione romanzata, si narra che Emanuele Filiberto offrì alla popolazione una tazza di cioccolata calda per celebrare il trasferimento della capitale del suo Ducato da Chambery a Torino. Da quel momento, il cioccolato divenne un rituale di corte: elegante, aristocratico, simbolo di modernità e prestigio.
Nei secoli successivi, i maestri torinesi perfezionarono tecniche, ricette e lavorazioni, trasformando Torino in un laboratorio d’avanguardia. Qui nacquero le prime botteghe specializzate, le prime cioccolaterie “moderne”, e soprattutto una delle invenzioni più geniali della storia dolciaria italiana.
LA RIVOLUZIONE DELLA PASTA GIANDUJA
All’inizio dell’Ottocento, Napoleone impose un blocco verso le importazioni dalle colonie britanniche e questo comportò la diminuzione di disponibilità di alcune materie prime. Il contesto storico delle restrizioni rese il cacao più costoso e spinse i cioccolatieri torinesi a sperimentare; ma l’invenzione vera e propria di una crema spalmabile fatta con cacao e nocciole arriva solo intorno al 1852, grazie al lavoro di Michele Prochet, in collaborazione con Caffarel e Baratti.

Prochet perfezionò la tostatura della nocciola tonda gentile delle Langhe (oggi IGP) e la unì al cacao, creando un impasto morbido, aromatico e sorprendentemente moderno. Da questa intuizione nacque la pasta gianduja, destinata a diventare uno dei simboli gastronomici di Torino.
Proseguendo le sperimentazioni Ferdinando Baratti nel 1858 inventò il Cremino: un cubo perfetto, che alterna strati di crema gianduja e crema di nocciola.
Infine, nel 1865, durante il Carnevale, la nuova ricetta della crema gianduja prese forma nel giandujotto, distribuito dalla maschera di Gianduja, (la maschera tradizionale di Torino), e destinato a diventare il primo cioccolatino incartato singolarmente della storia. Un gesto di eleganza sabauda che ancora oggi racconta l’identità della città.
COSA NON PERDERE A CIOCCOLATÒ
Tra gli stand di Piazza Vittorio e gli appuntamenti diffusi in città, non posso che consigliarvi di approfittare dell’occasione per immergervi nella nostra cultura locale e non perdervi i Giandujotti artigianali: da assaggiare freschi, appena estrusi. Capirete perché nessun prodotto industriale potrà mai eguagliarli.

Se vorrete professarvi veri intenditori di cioccolato torinese, però, non perdetevi i Cremini e le caramelle Cri-Cri, cioccolatini con un cuore di nocciola, ricoperto di cioccolato e decorato tuttintorno di piccole palline di zucchero. Le chiamiamo caramelle, perchè sono cioccolatini tondi incartati come caramelle.
CIOCCOLATÒ 2026: COSA FARE A SAN VALENTINO A TORINO
Se stai cercando cosa fare a San Valentino, Cioccolatò è l’occasione ideale per vivere Torino in modo romantico e autentico. Potrete fare una passeggiata al tramonto lungo il Po, partendo da Piazza Vittorio: il nostro fiume con l’architettura dei ponti e la vista della collina è uno dei panorami più romantici della città.
Potrete sedervi in un in un caffè storico come Fiorio, Baratti & Milano, Mulassano (la lista completa e le descrizioni le trovi sulla mia guida) e godervi una gustosissima cioccolata calda in una cornice d’altri tempi.
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